Vademecum papillomavirus umano (hpv)

L’HPV, conosciuto anche con il nome di Papillomavirus Umano, è un virus che può portare al cancro al collo dell’utero. Non solo. È responsabile di un’ampia gamma di patologie tra cui i condilomi, le lesioni cervicali e le neoplasie anogenitali. A differenza di tutti gli altri tumori, il cancro al collo dell’utero ha una causa certa: il Papillomavirus Umano. Per questo è così importante informarsi sull’HPV per prevenirlo e combatterlo. Il Papillomavirus è diffuso fino al 75% della popolazione sessualmente attiva. Una percentuale che fa riflettere, soprattutto se si pensa che il picco d’infezione appartiene alle adolescenti e alle giovani adulte fino ai 25 anni d’età. C’è da dire che nella maggior parte dei casi (70-90%) l’infezione è transitoria e guarisce spontaneamente, quindi il tumore non si sviluppa.  I dati sono comunque importanti e identificativi della situazione. Ogni anno il cancro al collo dell’utero viene diagnosticato a circa 470.000 donne delle quali 33.500 in Europa e 3.500 solo in Italia. Circa la metà delle donne colpite dalla malattia, muore: 15.000 i decessi in Europa, 1.100 in Italia. Per non parlare delle altre patologie: sono centinaia di migliaia le donne con condilomi genitali, lesioni precancerose, neoplasie anogenitali.

COME SI TRASMETTE
L’infezione avviene attraverso i rapporti intimi. Il contagio dell’HPV, infatti, riguarda l’80% delle persone sessualmente attive, che attraverso un contatto fisico tra genitali si possono “passare” il virus.

I TERRIBILI 4 E 100 VARIANTI
L’HPV è costituito da 100 tipi virali, chiamati anche genotipi.
I genotipi sono suddivisi in due categorie: quelli a basso rischio, che possono portare a lesioni benigne (ad esempio i condilomi) e quelli ad alto rischio che sono spesso responsabili del cancro al collo dell’utero. I tipi più coinvolti nelle patologie a carico dell’apparato riproduttivo delle donne sono 4 e cioè: i tipi 6,11,16 e 18. I tipi 16 e 18 causano il 75% dei casi di cancro al collo dell’utero e il 70% dei tumori alla vulva e alla vagina. I tipi 6 e 11 sono coinvolti nel 90% dei condilomi genitali e nel 15% circa delle lesioni precoci del collo dell’utero.

ALL’ORIGINE UN’INFEZIONE VIRALE
Il cancro al collo dell’utero è l’unico tumore che si sviluppa da un’infezione virale, come riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La causa è l’HPV (Human Papillomavirus), un virus capace di infettare le cellule della cervice, trasformandole in cellule neoplastiche.
In Europa rappresenta la seconda causa di morte, dopo il cancro alla mammella, tra le donne in età compresa tra i 15 e i 44 anni. La prima nei Paesi in via di sviluppo, dove è il tumore femminile più frequente.
L’HPV si trasmette attraverso i rapporti sessuali e il preservativo non garantisce una sicurezza al 100% perché le zone colpite dal virus possono essere fuori dall’area protetta.

Dall’HPV al tumore.
Per fortuna nella maggior parte dei casi (si stima tra il 70 e il 90%) l’infezione non lascia segni e guarisce spontaneamente nel corso di 2 anni, soprattutto grazie al nostro sistema immunitario. Quando non avviene questa guarigione, e quindi il virus rimane nel nostro organismo, possono svilupparsi le lesioni precancerose.
Questo di solito è dovuto alla persistenza di certi genotipi ad alto rischio che resistono più a lungo, e ad alcuni fattori come il fumo, che agevolano e fanno progredire l’HPV.
Tra l’infezione e l’insorgere delle lesioni precancerose di solito trascorrono anni, ma possono verificarsi anche tempi minori, ad esempio poco più di 12 mesi. Per non correre rischi inutili insieme al pap test e ai programmi di screening, ora c’è anche il vaccino: tutti strumenti fondamentali per prevenire il cancro al collo dell’utero.

LE LESIONI PRECANCEROSE
Le lesioni precancerose sono causa di un’alterata riproduzione delle cellule del collo dell’utero a seguito di un’infezione da Papillomavirus. Solitamente vengono classificate in lesioni di basso grado e di alto grado (o in CIN I, CIN II, CIN III), essenzialmente in base alla percentuale dello spessore della mucosa coinvolta.
Se risulta coinvolta un terzo della mucosa la lesione si chiama CIN I, se due terzi CIN II, se tutta la mucosa è coinvolta allora si ha una lesione di alto grado CIN III. Le lesioni precancerose a più basso grado hanno una tendenza spontanea alla regressione, così come lesioni più avanzate, anche se in percentuale inferiore. La frequenza di identificazione di condizioni precancerose è alta. La maggior parte dei cancri sono preceduti da lesioni precancerose. Per questo motivo il PAP test è un test di screening altamente efficace nel prevenire il cancro della cervice.

I CONDILOMI
I condilomi sono lesioni causate dal Papillomavirus. Le sue forme cliniche sono:
- la condilomatosi florida, chiamata anche “creste di gallo”. Le lesioni si presentano sotto forma di piccole verruche biancastre e compaiono generalmente dopo 2-3 mesi dal rapporto sessuale con un partner già affetto dalla malattia, anche se l’intervallo di tempo talvolta può essere maggiore. Interessano la zona perianale, il canale anale e a volte, in associazione o isolatamente, anche i genitali. Le lesioni tendono a diffondersi rapidamente e ad aumentare di dimensioni. Nel caso persistano per molto tempo vi è la rara possibilità di una degenerazione tumorale.
- la microcondilomatosi, che si presenta con protuberanze carnose senza significato patologico
- la condilomatosi detta “piatta” che riguarda soprattutto il collo dell’utero.

CANCRO ALLA VULVA
Il cancro della vulva è una neoplasia femminile rara, che ha origine nella vulva, la parte più esterna della vagina, il canale che collega l’utero con l’esterno. La maggior parte delle donne affette da questo tipo di tumore hanno più di 50 anni, anche se sono sempre più frequenti i casi di malattia in pazienti di età inferiore a 40 anni. Sono maggiormente a rischio le donne che avvertono prurito costante e notano cambiamenti nell’aspetto e nel colore della vulva. I primi sintomi si presentano sotto forma di perdite di sangue, o di altro tipo, non associate al ciclo mestruale, bruciore, prurito e dolore nella regione vulvare, o sono visibili quando la cute che ricopre la vulva appare bianca e ruvida al tatto. Il cancro della vulva si può diffondere per estensione diretta nelle strutture adiacenti, all’uretra, alla vescica, alla vagina, al perineo, all’ano, al retto ed ai linfonodi vicini.  Di conseguenza l’individuazione tempestiva è vitale.

CANCRO ALLA VAGINA
I tumori della vagina costituiscono una patologia abbastanza rara, rappresentando circa lo 0.7% di tutti i tumori maligni dell’apparato uro-genitale femminile. Questo tipo di tumore colpisce generalmente le donne al di sopra dei 60 anni. Il tumore della vagina si può diffondere per estensione diretta nei tessuti locali paravaginali, nella vescica o nel retto. Il più comune disturbo è un sanguinamento anomalo dalla vagina, che può seguire il rapporto sessuale oppure essere intermestruale o postmenopausale. Le pazienti possono presentare anche perdite vaginali acquose o dispareunia (presenza di dolore nell’area vaginale durante e/o dopo il rapporto sessuale). Le fistole vescica – vaginali o retto – vaginali sono manifestazioni tardive del cancro vaginale.

LE CARATTERISTICHE DEL VACCINO

Anche in Italia è finalmente arrivato il vaccino contro l’HPV. Previene il cancro al collo dell’utero, le lesioni precancerose e i condilomi, da tipi di HPV 6, 11, 16, 18. L’efficacia del vaccino è stata già provata su oltre 20.000 ragazze e donne in 33 Paesi in tutto il mondo. Il vaccino costituisce quindi uno scudo protettivo che impedisce al Papillomavirus di entrare nell’organismo e in seguito di proliferare.
I test condotti confermano che la protezione clinica continua nel tempo e che la memoria immunitaria esiste.
Ovviamente il vaccino non è terapeutico, ovvero non cura le lesioni o le infezioni già presenti.

UNA PROTEZIONE EFFICACE
Il vaccino è indirizzato agli adolescenti (di entrambi i sessi), tra i 9 e i 15 anni e alle giovani donne, tra i 16 e i 26 anni. In Italia sarà gratuito per le ragazze di 12 anni (ragazze che hanno compiuto 11 anni fino al compimento del dodicesimo anno di vita), mentre per tutte le altre è possibile acquistarlo in farmacia, dietro prescrizione medica. Oggi vaccinarsi diventa un gesto importante per la propria vita e per quella delle nostre figlie.

GARDASIL – UN VACCINO QUADRIVALENTE
Sviluppato da Merck, Gardasil è un vaccino quadrivalente, mirato a 4 tipi virali di HPV: 6, 11, 16 e 18.
Questi sono i ceppi responsabili dei due/terzi delle malattie legate al Papillomavirus Umano: del 75% dei carcinomi della collo dell’utero, del 70% delle lesioni precancerose del collo dell’utero, del 70% dei casi di cancro alla vulva o alla vagina e del 90% dei condilomi. Gardasil ha dimostrato, con test e studi clinici condotti su oltre 20.000 soggetti, un’efficacia fino al 100% nella prevenzione del cancro al collo dell’utero e delle lesioni precancerose da tipi vaccinali. Inoltre, essendo l’unico vaccino in grado di contrastare i ceppi 6 e 11, garantisce una protezione del 96% per le lesioni di ogni grado del collo dell’utero ed una protezione del 99% per i condilomi genitali. Questo  si traduce in un vantaggio tangibile nei confronti delle lesioni cervicali iniziali e dei condilomi,che si manifestano per primi, anche a pochi mesi dall’esposizione al virus. Infine il vaccino si è dimostrato efficace al 100% verso le lesioni di alto grado della vulva e della vagina.

NUMERI CHE PARLANO DI FATTI
Nel corso di uno studio Gardasil ha dimostrato a 5 anni di distanza, un’efficacia del 100% nella prevenzione delle lesioni cervicali e dei condilomi genitali, provocati dai tipi 6,11,16,18 di Papillomavirus Umano e una protezione crociata per i tipi 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59. Gardasil ha anche dato prova di una “memoria immunitaria”, segno di un’efficacia preventiva a lungo termine. Da altre analisi è inoltre emerso che è in grado di prevenire il 40% delle lesioni precancerose provocate da altri 10 ceppi virali ad alto rischio oncogeno (diversi da quelli contenuti nel vaccino) responsabili del 16% di tutti i casi di cancro all’utero in Europa, e del 22% nel mondo. Sono stati effettuati studi approfonditi anche sulla tollerabilità del vaccino. Migliaia di adolescenti e giovani donne in diversi Paesi del mondo sono stati coinvolti nel test. Gli effetti indesiderati più frequenti sono attribuibili al dolore, gonfiore e arrossamento dovuti all’iniezione. Come effetti generali è stata riscontrata la piressia. Il vaccino è stato approvato nel 2006 negli Stati Uniti e in Europa, nel marzo 2007 in Italia. Oggi Gardasil è disponibile in 26 Paesi in Europa e 85 in tutto il mondo.

CERVARIX – UN VACCINO BIVALENTE
Sviluppato da GlaxoSmithKline, ma al momento non ancora in commercio, Cervarix è un vaccino bivalente, mirato a 2 tipi virali di HPV: 16 e 18.Tali ceppi sono responsabili del 70% di tutti i carcinomi della cervice uterina. In uno studio clinico su oltre 18.000 donne tra i 10 e 25 anni, pubblicato su The Lancet, Cervarix ha mostrato un’efficacia fino al 90.4% nella prevenzione delle lesioni precancerose dovute ai due ceppi ad alto rischio 16 e 18. Inoltre, lo studio ha rafforzato le evidenze preliminari sul fatto che il vaccino fornisca una protezione crociata significativa contro le infezioni persistenti per 6 mesi, causate dai ceppi 31 e 45. Questi ceppi, insieme ai tipi 16 e 18, sono responsabili di più dell’80% dei casi di cancro della cervice uterina. Da studi precedenti Cervarix ha mostrato una forte protezione immunitaria contro i ceppi HPV 16 e 18 che persiste per almeno 5 – 5.5 anni. Sono stati effettuati studi approfonditi anche sulla tollerabilità del vaccino. Gli effetti indesiderati più frequenti (in più di un paziente su dieci) sono mal di testa, dolore muscolare, gonfiore e arrossamento dovuti all’iniezione. A Settembre 2007 l’EMEA (European Medicine Agency), l’Agenzia europea per la valutazione dei medicinali, ha approvato l’immissione in commercio di Cervarix nei Paesi europei.

L’IMPORTANZA DI CONTROLLI REGOLARI: IL PAP TEST E L’ANALISI MOLECOLARE
Il pap test è sicuramente lo strumento più efficace per controlli approfonditi e come prevenzione secondaria. Da quando il test è disponibile, i tumori si sono ridotti di almeno 6 volte rispetto ad un tempo. Per questo in Italia esistono frequenti campagne di screening. Da qualche anno c’è anche un’altra possibilità: l’identificazione e caratterizzazione molecolare dei ceppi di HPV nel tratto genitale. Naturalmente continuare ad effettuare dei controlli è fondamentale per assicurarsi tranquillità e sicurezza anche contro i tipi di Papillomavirus non contemplati dal vaccino.

COME SI STA MUOVENDO L’ITALIA
Nello scorso gennaio il Ministro della Salute Livia Turco ha annunciato che l’Italia sarebbe stato il primo paese ad approvare il vaccino contro il Papillomavirus Umano e contemporaneamente a raccomandare la vaccinazione gratuita di tutte le dodicenni a livello regionale. Il 3 marzo 2007 l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha pubblicato un decreto con il quale si è autorizzata l’immissione in commercio del vaccino. A seguito di questa pubblicazione il Ministro Turco ha reso noto che le campagne di vaccinazione regionali sarebbero potute partire e che, comunque, tutte le regioni avrebbero dovuto avviare le campagne vaccinali entro il 1° gennaio 2008. Al momento campagne di vaccinazione pubblica hanno coinvolto la Basilicata (vaccinazione gratuita per ragazze di 12-15-18 e 25 anni) e la Valle D’Aosta (vaccinazione per ragazze di 12 e 16 anni).  Dal 28 marzo 2007 il vaccino è disponibile in tutte le farmacie italiane.

Vi sono effetti collaterali che si possono manifestare dopo la vaccinazione?

L’adiuvante utilizzato ed il processo di produzione del vaccino sono quelli utilizzati per il vaccino dell’epatite e quindi, testati da più di 20 anni, garantiscono un profilo di sicurezza e tollerabilità decisamente ottimo; gli eventi avversi più frequenti riportati sono stati:
•    dolorabilità al sito d’inoculo (iniezione intramuscolo nel deltoide)
•    nell’1,5% dei casi dei soggetti vaccinati rispetto all’1,1% riportato nel placebo è stata riportata febbre ≥ 38,9°C (temperatura orale) al controllo entro 5gg dalla vaccinazione.

Le donne con età superiore ai 26 anni possono effettuare la vaccinazione?
Non ci sono controindicazioni per la vaccinazione di soggetti con età superiore a 26 anni

Una donna di 22 anni e sessualmente attiva è bene che faccia il pap test prima di fare  il vaccino?
Nelle donne che hanno già avuto rapporti sessuali è consigliabile effettuare il pap test prima di procedere alla vaccinazione. Nel caso questo risultasse positivo, è bene effettuare l’esame per la tipizzazione dell’HPV per verificare il ceppo contratto. Occorrerà poi seguire le indicazioni del proprio ginecologo.

Avendo già contratto il virus, ha senso vaccinarsi?
Il vaccino le impedisce il contagio dagli altri ceppi virali di hpv da cui proteggo (6,11,16,18). Non è attivo sul ceppo virale da lei contratto.

Dove si acquista il vaccino e quanto costa?
Il vaccino si può acquistare in farmacia, dietro presentazione di ricetta medica, al costo di circa 190€ a dose (ne sono necessarie 3 dosi).

Perchè la vaccinazione è gratuita solo per le dodicenni?
Per una questione di risposta immunitaria. È stato dimostrato che nelle dodicenni, la reazione del sistema immunitario è più elevata, in più è difficile che esse siano già venute in contatto con il Papillomavirus.
Inoltre esiste una ragione pratica. Insieme a tutti gli altri appuntamenti di vaccinazione che questa fascia d’età deve affrontare, è più logico inserire anche quello contro l’HPV. Per questo il Ministero della Salute ha portato avanti un’operazione di sanità pubblica prioritaria.

Dopo la vaccinazione bisogna comunque effettuare il pap test?
Il Pap test è uno strumento di prevenzione secondaria assolutamente necessario per una protezione totale da tutte le infezioni da HPV. Bisogna ricordare che la vaccinazione garantisce sicurezza solo verso alcuni ceppi. Ma esistono altri tipi di Papillomavirus che comportano lesioni e condilomi e da cui è bene guardarsi e farsi controllare.

Il vaccino cura le lesioni già esistenti?
La vaccinazione non ha effetto terapeutico. Non può prevenire la progressione di lesioni preesistenti dell’HPV o guarire il cancro al collo dell’utero, le lesioni displasiche della cervice, della vulva, della vagina e i condilomi genitali.

Come ci si contagia?
Le infezioni da HPV avvengono in seguito a rapporti intimi e riguardano l’80% delle persone sessualmente attive. Durante un rapporto sessuale in cui uno dei partner è infetto, il contatto tra i genitali determina la trasmissione del virus.

L’infezione da HPV si può curare?
Se l’infezione non regredisce spontaneamente, non può essere curata. È possibile intervenire chirurgicamente in presenza di lesioni cervicali o condilomi. Attualmente sono disponibili trattamenti per i condilomi genitali, per le lesioni precancerose e per i tumori correlati all’HPV.

Qual è il rischio che una donna sviluppi il tumore con l’infezione da HPV?
Nella maggior parte delle situazioni l’infezione guarisce spontaneamente. Ma esistono ceppi di HPV molto persistenti e ad alto rischio che possono evolvere in lesioni precancerose e successivamente in cancro al collo dell’utero. In questo caso il tasso di sopravvivenza a 5 anni si aggira attorno al 90%, ma si riduce al 14% in caso di malattia in fase avanzata.

E’ possibile vaccinare anche gli uomini?

L’uomo è la causa di infezione da HPV per una donna. Per questo motivo è stata proposta l’estensione della vaccinazione anche alla popolazione maschile.

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